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Le storie

di Stefano Angonese

Bagarollo dell'Angarano: il difensore rigorista e giramondo

Pallone d'argento 31 mar 2022
Edoardo Bagarollo con la maglia dell'Angarano Edoardo Bagarollo con la maglia dell'Angarano

Why not? Perché no? E' la frase che Edoardo Bagarollo, centrale difensivo classe '97 dell'Angarano, si è tatuato, al pari del fratello e di altri due amici, nel corso di un'indimenticabile esperienza di lavoro-vacanza durata un anno, nel 2018, in Australia.«Tutto è iniziato dopo un serio infortunio che ho subito durante un incontro di campionato. Mi sono fracassato il ginocchio sinistro, dal menisco ai legamenti. Intervento e sei mesi di stop; era un momento difficile, fisicamente e mentalmente, e così mi sono detto "perché non partire"?». «Così ho chiamato mio fratello Matteo - racconta il difensore centrale dell'Angarano -; in quel periodo lui lavorava a Londra come chef, e nel giro di una settimana abbiamo deciso e organizzato tutto. Una volta arrivati in Australia alternavamo periodi di lavoro nelle "farm", le aziende agricole, a giorni di pura vacanza; abbiamo girato l'Australia in lungo e in largo, senza farci mancare qualche partitella vecchio stile, con le magliette a fare da pali delle porte».

Il bello, l'essenzialità del calcio. Una passione che per Edoardo non è stata un colpo di fulmine, anzi, e che ancora oggi lo porta a praticare molteplici discipline (padel, tennis, snowboard, beach volley). «Il mio primo sport è stato il basket, che tuttora seguo e ogni tanto pratico. Ho giocato fino a 10 anni - spiega tuffandosi nei ricordi -. Poi, dopo un anno sabbatico, ho deciso di provare con il calcio. Prima nel ruolo di portiere; ma non ero un granché e mi sono stancato subito. Allora ho deciso di fare l'esterno alto, ma ero un disastro. Finché un allenatore mi ha spostato al centro della difesa. Non mi piaceva, non ero convinto eppure non mi sono più mosso da lì».

Tra i giocatori che, da simpatizzante juventino, ha sempre ammirato c'è Martin Caceres, ma Bagarollo che difensore è? «Duro, ma corretto. Non sono mai stato espulso e nemmeno squalificato; rimedio pochi cartellini gialli, prevalentemente per falli tattici. Piedi non malvagi, anche se i lanci lunghi sono rivedibili; mentre il metro e novanta di altezza mi permette di segnare qualche "golletto" di testa, anche se all'inizio i miei tecnici non volevano mi spingessi fino all'area avversaria sui calci d'angolo. Quest'anno, inoltre, sono il rigorista e finora è andata bene: quattro su quattro».

E ad ogni rete la solita esultanza. «Corro a festeggiare verso "Fiore" (Giacomo Florenz Reato), il "papà dell'Angarano». È uno dei dirigenti storici, una delle persone per cui sono sempre rimasto qui, è come uno di famiglia. Ci prepara il thè, ci porta i biscotti, ci rimprovera quando serve ed è il nostro primo tifoso». Stagione complicata e fin qui avara di soddisfazioni. «In estate la società ha deciso di accettare il ripescaggio in Seconda. Siamo un bel gruppo, unito, ma giovane e il passaggio di categoria l'abbiamo avvertito. Non è comunque stato un torneo fortunato finora, tra giocatori indisponibili per guai fisici, covid-19 e vari episodi che non ci hanno permesso di conquistare almeno qualche punto in più in classifica. Lotteremo fino all'ultimo perché raggiungere la salvezza, magari attraverso i playout, è ancora possibile. Noi ci crediamo». Why not? Perché no?