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Le storie

di Stefano Angonese

Bianchin e quel treno lasciato andare via

Pallone d'Argento 05 mag 2022
Luca Bianchin Luca Bianchin

Le porte scorrevoli della vita. I sogni di un bambino innamorato del calcio. Chissà come sarebbe andata se Luca Bianchin, da quest'anno con al braccio la fascia da capitano del Solagna, avesse detto "sì" alla proposta della Primavera del Venezia. Forse si sarebbe trovato di nuovo a giocare al fianco di Michele Cavion, suo compagno ai tempi delle giovanili nel "Lane". «Ragazzo squisito, umile, che non si è mai montato la testa. Ci sentiamo anche adesso». E, invece, il 28enne centrocampista (che nasce centrale difensivo prima che Zironelli lo facesse avanzare di qualche metro) ha scelto un'altra strada che lo ha, comunque, condotto a realizzare uno dei suoi sogni: giocare con gli amici di sempre, ridando vita alla squadra del suo paese. «Arrivavo da quattro anni nel vivaio biancorosso in cui ho imparato davvero tanto, non solo in campo. Un'esperienza di vita. Però non me la sentivo di lasciare casa e famiglia. Probabilmente è stato uno degli errori più grandi commessi, ma allora mi sembrava la scelta giusta». Da quel momento si apre uno scenario diverso che lo porta a una girandola di cambi, più o meno felici: Romano, tra juniores e prima squadra, Campolongo, Mussolente, Virtus Cassola, Football Valbrenta, S. Fortunato («stagione pessima, culminata con il ritiro dal campionato»), Campese («anno stupendo, con salvezza last minute, seguita purtroppo dal fallimento societario») e di nuovo Campolongo. «Dove ritrovo alcuni compagni di adesso e come allenatore Gianni Tolfo che per me è stato una sorta di mentore». Lì, inoltre, scatta qualcosa. «Papà, ora nella dirigenza, mi raccontava sempre di quando giocava lui in maglia granata e allora perché non riportare il calcio a casa, a Solagna? Con il gruppo storico ci siamo messi di impegno ed eccoci qui, a distanza di cinque anni, una realtà in cui si identifica la nostra comunità. Ogni domenica a Sant'Eusebio, sede di allenamenti e partite visto che da noi non esiste un campo regolamentare, c'è tanta gente che ci segue. Vengono i tifosi, ma anche chi semplicemente vuol sostenere ragazzi del paese. E' come stare in famiglia e non c'è emozione più bella, credetemi». Se poi ci unisci anche le vittorie sul campo... «Diventa magia. Indimenticabile il trionfo (7-0) nella finale di Coppa Bassano di Terza categoria del 2019. Per me una gioia doppia, visto che in quell'occasione ho pure realizzato uno dei gol più belli con un pallonetto». Perché Bianchin, nonostante il suo marchio di fabbrica sia la scivolata («come se non ci fosse un domani; non sono velocissimo e quindi spesso me la gioco così»), ha piedi educati, anche se un po' "confusi": «Sono un destro naturale, controllo, passaggi, lanci, ma alla fine, non so perché, finisco quasi sempre per tirare di sinistro». Da capitano ha contribuito alla salvezza anticipata, anche se «per qualità di organico dovevamo chiudere in zona-playoff o almeno a ridosso», e ha ancora tanti tackle da fare, ma in futuro c'è un'altra esperienza che lo stuzzica: «Mettermi alla prova come tecnico. Ora non ci sono le condizioni, un domani chissà».