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Le storie

di Stefano Gobetti

Bileac l'autodidatta una vita al Brendola «Qui sono a casa»

Pallone d'Argento 23 mar 2022
Constantin Bileac Constantin Bileac

Non è mai troppo tardi. Per fare tante cose nella vita e anche per giocare a calcio. Basta metterci passione, sacrificio e voglia di fare gruppo. Constantin Bileac non ha fatto un vero settore giovanile. In Moldavia giocava al campetto con gli amici, il pallone gli piaceva ma mancava la possibilità di una scuola calcio che lo formasse. Poi la sua famiglia si trasferisce a Brendola, Constantin ha 13 anni e cambia il mondo intorno a lui: «Ci siamo sempre trovati bene in Italia - spiega - anche se per me all'inizio è stato un cambiamento un po' complicato. Ben presto però mi sono abituato alla nuova realtà e adesso mi sento più a casa in Italia che quando torno in Moldavia. Qui da voi è tutta un'altra cosa, ci sono più opportunità a tutti i livelli. Da noi ancora oggi molti giovani emigrano perché là è difficile pensare di mettere su famiglia».

Ha quasi 15 anni quando Constantin si propone al Brendola, la squadra del suo nuovo paese: «L'ho fatto perché mi piace questo sport e volevo farne parte per conoscere altri ragazzi. A 19 anni sono riuscito ad entrare in prima squadra con la quale quest'anno sono arrivato alla settima stagione consecutiva». Difensore centrale che fa della velocità nell'anticipo la sua arma migliore e uno-due gol a stagione li mette a segno, Constantin in biancoazzurro ha centrato due promozioni che in pochi anni hanno portato Brendola dove non era mai stata, in Prima Categoria: «Due enormi soddisfazioni per me e a queste ci aggiungo adesso anche la candidatura al Pallone d'Argento del GdV. Devo tanto a Diego De Grandi che è stato uno dei tecnici che mi ha dato più fiducia e le giuste motivazioni per migliorarmi. Le basi del calcio giocoforza le ho saltate ma col tempo e la volontà sono riuscito a mettermi alla pari dei miei coetanei, anche imparando i trucchi del mestiere da chi ha giocato a livelli più alti. Tra questi nomino il mio compagno di reparto Rubens De Filippi, il centrale difensivo più forte che ho trovato da quando sono al Brendola».

Constantin poi parla del calcio in generale del suo paese d'origine: «In Moldavia sono stati fatti passi avanti nelle strutture ma ci sono ancora carenze organizzative per quanto riguarda i settori giovanili e questo è un peccato perché da noi questo sport appassiona molti ragazzi. Come squadra seguo lo Sheriff di Tiraspol, città poco distante dal mio comune d'origine, primo club moldavo nella storia a raggiungere i gironi di Champions League».C onstantin è un ragazzo che ci ha sempre creduto, nella vita come nel calcio, e ha ancora un desiderio da chiedere al pallone: «Quando giocavo in Seconda il mio sogno era quello di confrontarmi con la realtà della Prima. Adesso che sono qui mi piacerebbe scalare un altro gradino».