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Le storie

di Stefano Angonese

Dissegna, bandiera del Campolongo, non lascia: «Mio figlio deve vedermi giocare»

Pallone di bronzo 11 mag 2022
Andrea Dissegna, 36enne capitano e vera e propria bandiera del Campolongo Andrea Dissegna, 36enne capitano e vera e propria bandiera del Campolongo

«Premessa. Giocherò fino a quando mio figlio (il lieto evento è previsto ad ottobre) sarà in grado di comprendere realmente cosa fa e come si diverte il papà alla domenica. E se nel frattempo dovesse arrivarne un altro farei altrettanto; non potrei mai permettermi di fare differenze (e giù a ridere di gusto)». Con buona pace della moglie, e futura mamma, Lorena.

Si presenta così Andrea Dissegna, 36enne capitano e vera e propria bandiera del Campolongo, uno dei candidati scelti dalla società della Valbrenta che milita in Terza categoria. «Sono qui dal 2010, ormai siamo prossimi alla cittadinanza onoraria». Il suo cammino palla al piede, però, è iniziato da Romano d'Ezzelino. «A 8 anni, nella Virtus. In realtà ero in pressing sui miei genitori già da tempo, ma si è rivelato efficace solo quando mi hanno visto davvero convinto e motivato». Cresce nel vivaio gialloverde, eccezion fatta per un'annata trascorsa nelle fila dei giovanissimi del Cittadella, e arriva pure ad esordire in prima squadra. Poi, però, decide di prendere altre strade. «Ho disputato qualche stagione nell'Union 98 Borso, dove, pur con meno presenze rispetto all'inizio, ho potuto festeggiare la vittoria nel campionato 2008/09 di Terza categoria. Era l'anno in cui giocò con noi l'ex biancorosso Maurizio Rossi». Chiusa quell'esperienza si trasferisce nel Colceresa, ma nel 2010 si sposta ancora e "sposa" il Campolongo. «Ad un certo punto della carriera se trovi un ambiente in cui stai bene non ti muovi più».

E lui di spostamenti, almeno parlando di ruolo, ne sa qualcosa. «Nasco attaccante. Da piccolo, per un periodo, ho giocato in due categorie diverse e mio papà mi aveva lanciato una sorta di sfida. Al tempo volevo un paio di rollerblade e così mi propose "se quest'anno realizzi 50 gol te li regalo". Mi fermai a 46. E i pattini non arrivarono. Fu un insegnamento importante. Al rientro da Cittadella, però, passai seconda punta quindi centrocampista centrale ed esterno. Nelle ultime stagioni, invece, gioco terzino, ma non amo la costruzione dal basso. Per me il calcio è verticalità. Caratteristiche? Intensità, costanza, visione di gioco, passione e "garra" che cerco di trasmettere anche ai più giovani. Gol, invece, adesso ne segno pochi».

Anche se l'unico finora realizzato è speciale. «Contro la Bassanese, un tiro dalla distanza nel "sette" da dedicare a papà Giuseppe, scomparso l'estate scorsa». Tante stagioni, sfide, ma per ora nessuna vera gioia in riva al Brenta. «Purtroppo abbiamo perso un paio di finali-playoff e altrettante di Coppa Bassano (nel 2014 contro il S. Anna e nel 2019 contro il Solagna). Le promozioni in Seconda categoria sono arrivate tramite il ripescaggio non è la stessa cosa».