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Le storie

di Marta Benedetti

Faccio e quei tattoo della fortuna: «Punti di forza»

Pallone d'Oro 22 mar 2022
Pietro Faccio in azione Pietro Faccio in azione

Sognava di fare il telecronista sportivo. Ora studia Economia e innovazione aziendale a Vicenza e mira un domani a lavorare nel mondo dello sport. Eccovi Pietro Faccio, la mezzala (troppo) altruista del Longare Castegnero. Vent'anni, di Torri di Arcugnano, Pietro è un ragazzo vulcanico pieno di iniziativa. In campo, prima di tutto. «Sono uno che corre a destra e a sinistra, mi piace essere dappertutto, sono un giocatore dinamico. Amo spingermi in avanti ma non disdegno la fase difensiva. Il mister - racconta - mi dice che dovrei tirare più spesso, io preferisco passarla e mandare in gol i miei compagni. Ci devo lavorare».

Faccio è un giovane atipico: è lui uno dei veterani del Longare Castegnero che milita in Promozione. «È il settimo anno che gioco qui, il quinto in prima squadra. Sto bene in questo gruppo e finora abbiamo ottenuto buoni risultati. Qualche gara non è andata come volevamo, però riusciamo sempre a tirare fuori il meglio di noi stessi soprattutto nelle sfide che contano. Siamo ancora in corsa per la finale di Coppa Veneto e proprio questo trofeo mi piacerebbe alzarlo». A proposito di tirare fuori il meglio, Faccio si scatena soprattutto quando incontra il Tezze. «A loro segno sempre, anche quest'anno gli unici gol li ho fatti contro di loro, una doppietta che mi porto dentro». Calcisticamente, si paragona un po' a Kevin De Bruyne, il centrocampista belga del Manchester City. «Anche se essendo tifoso dell'Inter ho un debole per Barella, per caratteristiche mi ci rivedo, con le debite proporzioni...». Faccio ha esordito in prima squadra a 16 anni, con Alessandro Sgrigna in panchina. «È lui che ha creduto in me, gli devo molto perché mi ha dato la carica per continuare a giocare negli anni, con sempre nuovi obiettivi. Un'altra persona che mi ha aiutato ed è stata preziosa per il mio percorso di crescita è Luca Fortunato, ex compagno di squadra che ritrovo sempre volentieri».

Studente nella vita di tutti i giorni («da piccolo sognavo di fare la telecronaca delle partite di calcio ma non ho mai avuto grandi abilità linguistiche»), appassionato di calcio, ma anche di viaggi e tatuaggi. Nel fine settimana Pietro lavora come cameriere in un ristorante. E ha un amore grande, il cocker Toby. «Ci sono tanto affezionato. Sono uno che vuole sempre porsi obiettivi e vorrei giocare il più possibile a calcio, continuando a mantenere buone le mie prestazioni. Ho due numeri fortunati, il 21, che ho scritto sul parastinco destro, il 5, che è la data di nascita di mia mamma, su quello sinistro. Ho un tatuaggio per il quale in spogliatoio mi prendono in giro: ho scritto "debole" sul piede forte e "forte" sul piede debole. L'ho fatto per me, per ricordarmi che i miei punti di forza sono debolezze e viceversa».