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Le storie

di Maria Elena Bonacini

Faggion, stop and go. «Pausa di 4 anni per poter studiare»

Pallone d'Argento 16 mag 2022
Ivan Faggion Ivan Faggion

Un comunicatore al centro della difesa del Castelgomberto. Da piccolo Ivan Faggion sognava di fare il telecronista sportivo, e ancora gli piacerebbe farlo. Per ora, oltre a essersi laureato in Comunicazione per l'impresa a Bergamo, usa queste qualità - oltre che sul lavoro - per spronare i compagni del Castelgomberto, con il quale ha ricominciato a giocare dopo quattro anni di stop. Il difensore ventiseienne non è sempre stato nella retroguardia, ma certamente è il ruolo che sente più suo. «Da piccolo ero attaccante, ma dai 12 anni sono stato spostato in difesa ed è il ruolo che preferisco. Ho giocato anche terzino, ma preferisco stare al centro. Ho anche segnato qualche gol». E, appunto, anche quelle comunicative, con i compagni, ma non solo. «È un ruolo in cui bisogna essere leader, guidare la squadra e mi stimola. Anche se sono uno degli ultimi arrivati sono uno dei più vecchi e sta anche a me spronare i compagni per farli migliorare e fare in modo che non si accontentino. La comunicazione è importante sia all'interno, che con l'arbitro e gli avversari per non incappare in scene brutte e inutili».
Al Castelgomberto è appunto arrivato da poco, dopo aver militato in varie società dell'Ovest vicentino e quattro anni di stop, per motivi di studio. «Ho iniziato nel settore giovanile del Trissino, poi sono passato all'Arzignano e al Sovizzo, dove mi sono diviso tra Juniores e Prima categoria, fermandomi per frequentare l'università a Bergamo. Non è stata una scelta facile, ma quell'ateneo mi permetteva di seguire corsi specifici che m'interessavano. Da piccolo sognavo di fare il telecronista sportivo, per questo ho scelto questa strada e spero ancora di potermi mettere in gioco. Il campo mi mancava, avevo pensato di trovare una squadra là, ma lo studio mi prendeva troppo e ho rinunciato».
Al ritorno, però, la voglia di rimettere gli scarpini era fortissima e così è arrivato in biancorossoblu. «Conoscevo già metà squadra e sono contentissimo, perché ho trovato grande disponibilità e una bella società. Il ds viene a ogni allenamento e si diverte con noi». I ricordi più belli sono delle giovanili: «Ho giocato due volte al "Menti", una delle quali un triangolare quando ero al Trissino, contro Montecchio e Rivereel. Vincere un torneo importante dove gioca la Serie B è bellissimo. L'altro ricordo è un torneo pasquale a Cesenatico con l'Arzignano. Siamo stati perfetti: 26 gol fatti e zero subiti». Lavora in un'azienda di autotrasporti. «Sono contento, perché puntano tanto sui giovani». Un'altra soddisfazione è stata la candidatura al Pallone d'Argento. «Lo devo alla squadra e ai compagni di reparto e ne sono molto orgoglioso».