null

Le storie

di Marta Benedetti

Graceffo, quando i gol arrivano dalle retrovie

Pallone d'Argento 11 mar 2022
Gaspare Graceffo con la maglia arancionera della Pedezzi Gaspare Graceffo con la maglia arancionera della Pedezzi

Vicentino, un po' bresciano, molto siciliano. Gaspare Graceffo è il difensore goleador della Pedezzi che in questa stagione ha già realizzato 6 reti, cinque in campionato e una in Coppa. Ventinove anni, difensore centrale adattato, corre per la vittoria del Pallone d'Argento. Ma intanto, nel dubbio, corre e basta.Spazza l'area, annulla gli attaccanti e manda all'aria i tentativi degli avversari. Lotta là dietro e anche là davanti.

Già, perché Graceffo ha sempre avuto il gusto per il gol e in area è un autentico pericolo per gli avversari. «Ho sempre segnato tanto, ma all'inizio, è giusto sottolinearlo, giocavo a centrocampo, il classico mediano. Col tempo sono stato spostato più indietro e faccio gol soprattutto di testa perché sono un metro e 83». Una buona altezza, per carità, ma c'è anche chi è più alto. La vera forza di Graceffo, piuttosto, è il passato da cestista.

«Da piccolino ho giocato a basket, sviluppando parecchio l'elevazione e così anche adesso mi trovo avvantaggiato sulle palle alte, mi viene naturale saltare». Il centrale della Pedezzi parla della stagione in corso. «Viviamo alti e bassi. La società è nuova, ci sono tanti ragazzi giovani ed io sono uno dei più vecchi. Mi piace il ruolo che ho in campo, perché sono uno che ama impostare e giocare la palla e poi chiacchiero tanto. Nel senso buono, ossia guido la difesa, parlo col portiere e tutto il reparto».

Il cognome non è nuovo, Graceffo... «Mio papà ha giocato con l'Anthea al Torneo del Sabato e un anno ho giocato pure io con loro - spiega Gaspare -. C'era molta qualità, poca velocità però. Mi ispiro a De Rossi, anche lui mediano come me, non troppo tecnico ma nemmeno una schiappa direi». Ragazzo di mondo, Graceffo. «Sono originario di Siculiana, provincia di Agrigento; sono arrivato qui a Vicenza che avevo 11 anni. Ci torno ogni estate, i miei nonni stanno giù. Lavoro in banca come consulente finanziario e negli anni passati ho lavorato anche nel Bresciano, per questo ho l'accento un po' così. Ma non c'è partita tra Vicenza e Brescia.

«Allo stadio sono andato solo per seguire il Lane - dice -. Da giovane volevo sfondare nel calcio ma non sono riuscito, ad un certo punto ho preferito studiare. Mi sono comunque tolto delle soddisfazioni e ora vorrei aiutare i ragazzi più giovani a capire che il calcio non è solo business. Bisogna tornare ai valori di un tempo, sfruttare il calcio come strumento per diventare adulti, ritrovare e riportare entusiasmo. Sono uno di quelli che ama aiutare i compagni in campo. Al rimprovero preferisco sempre la pacca sulla spalla. Un domani vorrei farmi una famiglia perché credo sia l'unico modo per sentirsi appagato e felice. Mio papà mi diceva sempre: tu tira che se sbagli fai gol. E mi ha portato bene».