null

Le storie

di Stefano Angonese

Guazzo un bomber nato in palestra e multato per un gol

Pallone d'Argento 25 apr 2022
Igor Guazzo (foto Marchetti) Igor Guazzo (foto Marchetti)

Nel 2016 scrisse una mail al GdV per chiedere, giustamente, di prestare attenzione alla compilazione dei tabellini. Il suo cognome, quasi ogni lunedì, finiva per essere storpiato e i nonni, assidui lettori, non trovandolo in pagina si preoccupavano telefonandogli per chiedere spiegazioni. Stavolta Igor Guazzo, 25enne attaccante, ma solo da questa stagione per necessità tattiche, sul nostro quotidiano ci finisce perché il gruppo squadra lo ha designato a rappresentare il Breganze nella corsa al Pallone d'Argento, spinto, come l'altro candidato Alberto Marchetti, dai voti raccolti dalla signora Caterina, per tutti Rita. «È la nostra super tifosa, non manca mai e ci dà sempre il "cinque" prima di entrare in campo».
Un legame che ha radici profonde quello con i bianconeri. «Ho indossato per la prima volta questa maglia a 6 anni e di fatto non l'ho quasi mai tolta. Qui mi trovo davvero bene, ci sono gli amici e i compagni di una vita».
Le uniche "fuitine", infatti, risalgono al 2° anno degli juniores élite («un'esperienza bellissima nell'Eurocalcio, un club davvero ben strutturato») e subito dopo a Fara, in Prima categoria, dove rimase solo per qualche mese prima del rientro a casa.
«Dai 6 ai 12 anni ho praticato anche il judo, arrivando fino alla cintura marrone (quella prima della nera); mentre tra i 12 e i 17 anni mi sono dedicato all'atletica leggera, fondo e mezzofondo, in particolare trail e corsa in montagna. Ero uno dei più giovani in gara. La montagna, in tutte le sue declinazioni, è sempre stata una passione. Ora, ad esempio, mi diverto con sci alpinismo e sci nordico».
Il neolaureato in economia ha sempre ricoperto lo stesso ruolo: «Centrocampista, anche vertice basso. Correvo e impostavo». Poi quest'anno... «C'era bisogno di una punta centrale, uno che andasse a fare un po' di legna in avanti. Nel lockdown ho avuto più tempo per la palestra e le mie caratteristiche fisiche adesso sono più utili a difendere palloni e a far salire la squadra». E pure ad andare in gol: 12 (con quattro doppiette), nonostante un mese abbondante ai box per smaltire un problema fisico.
«Non mi posso lamentare del bottino di reti finora». Una di queste, decisiva contro il Longa 90, se la ricorderà a lungo: «Eravamo nel finale, in parità, ricevo palla, mi giro e con il sinistro, il piede debole, la spedisco nell'angolino. Di solito non esulto mai in maniera particolare, ma quel giorno mi è venuto in mente di imitare Cristiano Ronaldo e il suo "Siuuu". Esito da dimenticare, tanto che i compagni mi hanno multato per "atto osceno"».
Indelebile e speciale, invece, un altro gol. «Nel 2017, in un derby con il Lakota sotto la neve. Avevo da poco perso mio papà Antonio e l'emozione per il gol della prima vittoria in campionato fu enorme».