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Le storie

di Marta Benedetti

Il Silva ha il suo Piquè. «E ho la mia Shakira»

Pallone d'Argento 04 mar 2022
Simone Berlato, pilastro della difesa del Silva Marano Simone Berlato, pilastro della difesa del Silva Marano

Anche il Silva Marano ha il suo Piquè. Si chiama Simone Berlato, 28 anni. Nella vita di tutti i giorni è un operaio, in campo un difensore centrale pulito e ordinato che ama impostare e giocare d'anticipo. La sua ragazza, la napoletana Raffaela, gli dice che assomiglia allo spagnolo Gerard Piquè e in effetti... «Mi fa sorridere, però mi tengo stretta questa somiglianza - spiega Berlato -, anche perché il giocatore del Barcellona è un esempio per come sta in campo. E così anch'io ho la mia Shakira».

Originario di Malo, Berlato è alla sua seconda stagione a Marano. «Mi trovo bene, siamo un gruppo affiatato. L'obiettivo è la salvezza ma siamo quinti al momento, si può puntare a qualcosa di più. I playoff non ci saranno, però vorremmo restare fino all'ultimo agganciati al gruppetto di testa». Si descrive così il candidato del Silva per il Pallone d'oro (assieme al compagno Luca Borriero): «Mi piace giocare pulito e ogni volta che posso sfodero il mio pezzo forte, la scivolata. Sono juventino e mi ispiro principalmente a Chiellini e Bonucci, al primo per la grande foga agonistica, al secondo per la tecnica. Anche se il mio idolo è sempre stato Del Piero». Berlato sarebbe anche uno a cui piace segnare. Nei sette anni trascorsi a Giavenale era arrivato, l'ultimo anno, a realizzare quattro reti. «Quando ci sono gli angoli, salgo, è sicuro, ma ancora non ho segnato con la maglia del Silva in campionato. Ho segnato un gol in Coppa ma vorrei al più presto sbloccarmi». Di giorno operaio a Thiene, di sera leone in campo. «Non è facile coniugare lavoro e calcio ma fortunatamente il campo da calcio dista cinque minuti da dove lavoro e così sono comodissimo».

Berlato è uno concreto, non ha grilli per la testa e pensa soprattutto al presente. «Sono un tipo con i piedi per terra, infatti ho pensato subito di comprare casa per me e la mia ragazza, vivremo a Molina. «Se sono un leader? In campo mi faccio sentire e senz'altro sono un ragazzo che fa gruppo - spiega -. Sempre, alla fine di una partita, si va al bar: specialmente se si è perso. Conosco bene la categoria, i miei compagni hanno fiducia in me e questo mi fa piacere, mi permette di dare il meglio. A volte però sono io ad avere troppa fiducia in me stesso e mi capita di fare degli errori banali. Altre volte, invece, non credo troppo in me stesso: ho sempre preferito l'amicizia al salto di categoria. Negli anni passati avevo ricevuto delle offerte per giocare anche in Prima ma ho sempre deciso di rimanere dove avevo gli amici. Non sono pentito comunque». La soddisfazione più bella è... «La vittoria del campionato di Terza col Giavenale, nella stagione 2015-2016. Fu una festa. Invece come ricordo personale scelgo il mio gol all'ultimo minuto in Giavenale-Asiago. Dal nulla decisi di accompagnare il contropiede della mia squadra, saltai l'ultimo difensore e il portiere, e quando feci gol andai verso la bandierina in scivolata, dove mi aspettava la mia ragazza». Una cosa che Berlato fa sempre prima di ogni gara è infilare in ordine il parastinco sinistro e poi il destro. «Vedo che mi porta bene e continuo a farlo. Vorrei restare a Marano anche l'anno prossimo, intanto penso a prendere per mano la squadra in questo finale di stagione».