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Le storie

di Chiara Ferrante

L'Alberto in Arena: «Col calcio mi sfogo»

Pallone di Bronzo 11 giu 2022
Alberto Parise Alberto Parise

Famiglia, lavoro e sport. Sono queste le tre cose fondamentali per capitan Alberto Parise, titolare della fascia dell'Arena Lupia Aics. Originario di Lupia di Sandrigo, per la maggior parte della sua carriera calcistica ha giocato sempre nella squadra del suo paese, prima in Figc ora negli Amatori. «Mi alleno anche dopo il calcio, cerco di essere una guida e consigliare i giovani per far crescere tutti loro». Classe 1979, Alberto Parise nasce centrocampista, occupando l'ala laterale del campo. Nell'ultimo periodo, però, viene schierato come attaccante, anche per esigenze di gioco. «Negli ultimi campionati ho realizzato parecchi gol e allora mi mettono davanti - spiega -. Gioco un po' d'esperienza. Abbiamo una squadra molto giovane per noi». Fin da bambino il calcio è la sua grande passione. «I miei genitori non avevano la mia stessa passione però mi hanno sempre supportato, incentivando la mia attività. Ho iniziato a sette anni: giocavo nei pulcini della squadra del paese e ho seguito tutto il percorso delle giovanili - racconta Parise -. Ho raggiunto la Seconda categoria e ho giocato finché c'è stata la squadra. Nei primi anni Duemila, infatti, non hanno più formato la squadra e mi sono trovato svincolato». Il paese non offriva altre possibilità e così ha girato un po' di squadre di categoria, tra cui Breganze e Schiavon (in Prima). Poi il matrimonio e il ritorno al paese d'origine. «A 30 anni sono tornato a giocare negli Amatori a Lupia». Senza mai abbandonare il calcio, comincia per Parise l'avventura sportiva in Aics. «Sono cresciuto con il calcio, una valvola di sfogo per me. Fa parte della mia vita e ci ho sempre giocato. Avrei potuto stare ancora in categoria ma la vicinanza al paese, gli amici e un impegno minore mi hanno portato nel mondo amatoriale. Ma oggi anche per giocare in Aics bisogna essere preparati. Ci sono tanti giovani e questo comporta il fatto di doversi allenare bene, altrimenti è difficile da giocare». Inizialmente giocatore del Calcio Lupia, indossa successivamente la maglia dell'Arena Lupia frutto dell'allora fusione tra il Lupia e l'Arena Sandrigo. Capitano della squadra, desidera essere un esempio per i giovani. «Fin da giovane ho sempre visto il capitano tra i più anziani, quello con più esperienza che dà consigli e può essere da supporto. Da giovane, impegnandomi di più, magari anche io avrei potuto sfruttare maggiormente certe opportunità. Vorrei avere i 20 anni con la testa di adesso». Per il suo futuro? Ancora tanto calcio. «Si pensa sempre al domani e mi chiedo sempre "Chissà quanti gol farò ancora". Mi vedrei all'interno della società, ma spero di giocare ancora per tanto tempo. Penso che l'età sia un numero: in base a come ci si sente si può continuare», prosegue il capitano. «Mi ha fatto molto piacere quando compagni e società hanno deciso di candidarmi al Pallone d'Oro. Significa che qualche segno ho lasciato. La fascia è un peso, anche di responsabilità. La nomina è motivo di orgoglio». Tra le passioni sportive c'è la corsa. «Appena ho un minuto libero vado a correre e alla domenica, se posso, partecipo alle marce. Parto presto finché mia moglie e le mie due figlie sono a letto e poi mi dedico alla famiglia».