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Le storie

di Alex Iuliano

La nonna nel cuore di super-Bortignon portiere per caso

Pallone d'Oro 26 mar 2022
Yari Bortignon è il portiere della Marosticense (Promozione) Yari Bortignon è il portiere della Marosticense (Promozione)

Un eroe non ha bisogno di un mantello. Ha bisogno solo di un paio di guanti e di un'occasione per volare. Quell'occasione Yari Bortignon l'ha presa "al volo", d'istinto e da quel giorno non ha più smesso di vestire i panni dell'eroe fra i pali. «Ero a Romano, mancava il portiere e dovevamo giocare contro il Bassano, quindi tutti erano un po' intimoriti. Il mister dell'epoca disse: "Chi se la sente?". Nessuno rispose, solo io dopo qualche secondo alzai la mano. Non so perché lo feci, ma posso dire "per fortuna che l'ho fatto". All'epoca ero attaccante e segnavo molto, quindi inizialmente la proposta di mettermi in porta non fu accolta con entusiasmo, però alla fine dovettero accettare il fatto che se non avessi giocato io tra i pali non l'avrebbe fatto nessun'altro. Quel giorno parai tutto e tutto ebbe un nuovo inizio».
Alla soglia dei trent'anni, Yari è uno di quei calciatori che anche se esperti, anche se maturi, non possono mettere la testa a posto perché il portiere è un ruolo in cui la ragione rallenta il ragionamento. «Una partita che ho impressa è quella del 2018 con il Cartigliano contro il Sandonà, finale di Coppa. Alcune delle parate di quella sera le ho dovute rivedere a mente fredda perché mentre paravo agivo di puro intuito. Adesso cerco di insegnare tutto questo ai ragazzini che alleno, ma alcune cose sono innate. Ecco che il mio compito, in quel caso, è anche aiutare a tirar fuori da ognuno il proprio istinto».
Una vita in campo, tante maglie indossate ma un grande amore sopra tutto e tutti. «Mia nonna. Fra noi c'è un legame indescrivibile. Prima di ogni partita bacio il tatuaggio con la lettera del suo nome». In famiglia nessuno è amante del calcio, eccezion fatta per Yari, al punto che a casa non si guardano quasi mai le partite in tv. Tornando ai primi calci da bambino, prima di indossare i guanti e diventare il difensore delle porte di Bassano, Romano, Chioggia, Belluno, Cartigliano, Schio, Giorgione e adesso Marosticense, Yari la buttava dentro spesso e volentieri diventando un vero "incubo" per i portieri. «Purtroppo, non ho mai segnato da quando sono diventato portiere. Mi ricordo una partita contro il Padova, quando giocavo a Bassano, in cui ci sono andato vicinissimo. Perdevamo 1-0, sono salito e su calcio d'angolo ho saltato e l'ho presa di testa centrando la traversa. Avevo 11 anni, col tempo però ho scoperto quanto bello è evitare che gli altri facciano gol». Romanista, anche se non ha mai visto la sua Roma da vivo, Yari ha un idolo che veste la maglia dell'Inter: Samir Handanovic. Sogni nel cassetto? «Anche io, alla soglia dei trent'anni, inizio ad apprezzare quello che ho. Il mio mondo sono i bambini che alleno, i miei compagni, le sfide del campo, l'adrenalina di ritrovarsi a tu per tu con un attaccante».