null

Le storie

di Stefano Angonese

La vita da mediano dell'ex portiere partito dal karate

Pallone di Bronzo 11 apr 2022
Una mano ai giovani Stefano Rader ha portato la sua esperienza al Toniolo Una mano ai giovani Stefano Rader ha portato la sua esperienza al Toniolo

Una vita da mediano. Quasi. Perché Stefano Rader, esperto centrocampista del Rino Toniolo, formazione di Terza, non ha ricoperto solo quel ruolo, fatto di sacrificio, corsa e "garra". Il calcio, tra l'altro, lo ha scoperto tardi. «Negli allievi del Taurus Cogollo. Prima ho praticato il karate. Ho iniziato da portiere; il mio sogno però era fare l'attaccante. E l'occasione è arrivata, da juniores, nell'Alto Astico Posina». Un debutto indimenticabile. «Avevo già comunicato al mister che volevo cambiare e così, una volta trovato il mio rimpiazzo tra i pali e complice l'indisponibilità di alcuni compagni, mi ha fatto esordire in avanti. Prima partita, contro la Concordia, e subito pallonetto vincente. Lo ricordo bene perché di gol non ne ho segnati molti».
A ruota arrivano le esperienze in Terza e Seconda; mentre nel 2006 si concretizza il passaggio al Summania, in Prima. «Cinque anni di crescita importanti e dove tra l'altro sono arretrato a centrocampo mettendo a disposizione le mie migliori quantità più che qualità: corsa, volontà e passione». Il richiamo degli amici di sempre lo trascina poi a Cogollo, in Seconda. «Il merito fu principalmente di Paolo Berti, già importante nel precedente cambio di maglia. In quel gruppo, con quell'ambiente intorno, mi sentivo come a casa». Clima diverso la stagione successiva in forza al Valdastico. L'altra metà del derby di quelle latitudini, soprattutto per uno cresciuto nell'Alto Astico Posina. «Arrivò una salvezza tribolatissima. Nei playout eliminammo proprio il Rino Toniolo che anche allora era guidato in panchina da Massimo Ferraresso. Partita che non scorderò visti i 7 punti di sutura rimediati dopo uno scontro di gioco. E quindi, nella sfida decisiva, vittoria ai rigori sul Cresole».
Ancora un trasferimento, a Fara, in Prima. E altra salvezza sofferta. «Al secondo anno, ancora ai playout». Nuova avventura, al Silva, interrotta al secondo anno dal covid-19. «Un momento complicato, volevo smettere». E poi squilla il telefono. «Era Massimo (Ferraresso), tecnico che stimo e che avevo già avuto in passato. Mi ha chiesto di dargli una mano, portando la mia esperienza al Toniolo dove si punta sui giovani ed eccomi qui. Con ritrovato slancio. A 41 anni gioco ancora perché mi rende felice e mi arricchisce a livello umano; in questo ambiente ho conosciuto gli amici più cari, il campo ti aiuta a "pesare" le persone. Il campionato era partito bene; poi, tra infortuni e pausa, siamo calati e adesso i playoff sono un po' lontani, ma daremo tutto». Tra i compagni parecchi giovani, un nome di prospettiva? «Matteo Pernechele (l'altro candidato) ha tutte le qualità per ambire a scalare le categorie. E occhio pure a Leandro Aravena, un 2003 che ha raggiunto qui il papà Josè Luis».