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Le storie

di Maria Elena Bonacini

Marin, l'aggiustatutto che ama il motocross

Pallone di Bronzo 15 mag 2022
Marco Marin Marco Marin

Da piccolino in porta faceva i castelli di sabbia. Poi ha trovato il proprio posto al centro della difesa e negli ultimi anni ha costruito qualcosa di molto più importante, contribuendo a far rinascere la Riviera Berica. Una gioia e un orgoglio per un ragazzo del quartiere, che vede i bambini giocare sul campo che calcava alla loro età. Marco Marin, classe 1999, ha infatti vissuto anche altre esperienze calcistiche, ma la maglia che sente sulla pelle è quella della Riviera, dove ha iniziato a giocare a calcio quando aveva cinque anni. «Dopo ho fatto un anno all'Atletico Viest, con cui ho vinto il campionato, e poi sono passato al Montecchio e al Camisano. Quando è rinata la Riviera Berica ho deciso di aspettare a tornare, ma era triste vedere il mio campo vuoto e alla fine ho accettato. E ne sono felice, perché questo è il quarto anno, stiamo andando forte e ne è decisamente valsa la pena. Abbiamo tanti ragazzini e vederli ti riempie il cuore». Una questione di cuore, appunto, per chi è in campo ma anche fuori. «Quando il campo era secco siamo andati noi a dare acqua e anche quando non andavamo bene, sugli spalti c'è sempre stata tanta gente, è una questione d'identità. Siamo una squadra giovane, con una media di 22/23 anni, la più bassa del campionato, compresi noi "senatori", e per tutti c'è l'emozione della maglia, perché siamo cresciuti qui e abitiamo in un raggio di 3 o 4 chilometri».
Quello che è rimasto quasi sempre costante è stato il ruolo. «Da piccolo ho iniziato come portiere, ma mi disinteressavo della palla e mi mettevo a fare i castelli di sabbia, quindi l'allenatore mi ha messo in difesa. Ho sempre preferito stare dietro, richiamare tutti, dire ai compagni "andate su, dietro vi proteggo io». Quello del difensore centrale è un ruolo che sento mio da sempre, anche se al Montecchio ho fatto anche il terzino. Del resto ltalia è un paese di difensori e io fin da piccolo esultavo di più per un bell'intervento difensivo che per un gol. Anche se quando l'eroe è quello che ha segnato un po' di fastidio lo dà». Dei suoi idoli non guarda solo la tecnica, ma soprattutto il carattere. «Mi piacciono Carles Puyol del Barcellona e Paolo Maldini, giocatori che si prendono la squadra sulle spalle. Puyol ha un carisma incredibile, non è alto, ma saltava in testa a tutti. Se devo guardare a giocatori più recenti, invece, dico Andrea Barzagli».
Fuori dal campo studia ingegneria gestionale a Vicenza e non è un caso, vista la predisposizione ad aggiustare ogni cosa. «Già da piccolo mi piaceva capire com'erano fatte le cose, smontarle e rimontarle, dovevano togliermi il cacciavite e anche adesso sono "l'aggiustatutto". L'altra passione è il motocross, e in generale amo gli animali e stare in mezzo alla natura. Mi piace andare in moto nei boschi, ma anche viaggiare con quella da strada». La gioia più grande, però, l'ha provata proprio alla Riviera Berica. «In passato ho vinto campionati, ma il momento più bello è stato alla prima partita con la Riviera Berica tornare negli spogliatoi di quando ero piccolo, dove non era cambiato nulla, e poi entrare in campo e vedere la tribuna piena di gente. È stato splendido e da allora siamo riusciti a tenere duro e andare avanti. È un grande orgoglio per tutti noi quello che stiamo facendo insieme».