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Le storie

di Maria Elena Bonacini

Rappo, la passione di costruire il gioco e anche i... mobili

Pallone di Bronzo 07 giu 2022
Giacomo Rappo Giacomo Rappo

Da piccolino per "fare bagolo" ha deciso di cominciare a giocare in squadra con gli amici. E da quando aveva sei anni con il calcio non ha più smesso, sempre restando nelle squadre della sua zona. Giacomo Rappo, centrocampista classe 1998, da un paio d'anni è passato tra le file della rinata Riviera Berica, ma la sua storia è tutta ad Arcugnano, il suo paese. «Sono cresciuto nelle giovanili della Fimarc - racconta - e ho sempre giocato o lì o nell'Arcugnano. Poi è diventato troppo impegnativo e due anni fa ho scelto di passare alla Riviera Berica, ripartita da poco, che mi consentiva anche di giocare di più».
Zona del campo, invece, l'ha cambiata più di una volta, passando praticamente tutti i settori a parte la porta. «Negli anni sono stato terzino, poi attaccante, poi sono tornato a fare il centrocampista/trequartista, che è il ruolo che mi piace di più, visto il mio fisico. Sono piccolino e magrolino, ma guardare Messi dà speranza. O, in biancorosso Giacomelli». Il suo momento più bello, calcisticamente parlando, risale alle giovanili ed è legato a una vittoria, ma il titolo non è stato il fattore principale. «Quando giocavo negli Allievi avevamo già vinto il campionato e l'obiettivo in quella partita era segnare il 100° gol della stagione. Tutti, ovviamente, avremmo voluto insaccarlo e alla fine a realizzarlo è stato il terzino destro, che fino a quel momento non aveva ancora segnato, oltretutto con una grandissima azione».
Un'altra gioia, più recente, è stata tornare a giocare senza restrizioni, dopo una sosta che nel periodo di Natale aveva fatto temere un'altra volta il peggio. «Durante il Covid allenarci senza avere poi lo sfogo della partita domenicale è stato pesante, ti dava quasi fastidio andare al campo. Ma abbiamo tenuto duro e siamo ripartiti, anche se a dicembre eravamo preoccupati. Tornare alla normalità comunque non è facile». Il calcio, però, non è la sua sola passione e tra queste c'è senz'altro il suo lavoro nella falegnameria di famiglia, un'azienda storica di Arcugnano, dove ha affiancato il padre Sergio. «Siamo una bottega artigianale nella quale facciamo tutto ciò che si può realizzare con il legno, dai serramenti ai mobili. È una cosa che mi piaceva fin da piccolo, quindi ho frequentato il Canova sezione geometri e poi sono venuto in bottega ad imparare. È un bel lavoro, stancante, ma che mi piace molto». Da un punto di vista sportivo, invece, a parte il calcio alterna le sue passioni "stagionali", che vanno letteralmente dalle nevi alla spiaggia: «Amo lo snowboard, e quando riesco vado, ma mi piace molto anche il beach volley, se solo fossi più alto...». Il suo sogno nel cassetto? Estremamente concreto, come il legno che lavora. «Spero di diventare bravo come mio padre e una brava persona».