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Le storie

di Alex Iuliano

Savegnago e le fughe. «I gol per i miei figli»

Pallone d'Argento 14 apr 2022
Giorgio Savegnago a 37 anni gioca ancora nella Fides Giorgio Savegnago a 37 anni gioca ancora nella Fides

Avere due famiglie, due amori, è un po' come cercare di far convivere sotto lo stesso tetto il sacro e il profano. Ma quando si entra in chiesa, beh... lì bisogna fare una scelta perché la "bigamia" stona con i sacramenti e le "regole della casa". Che fare allora? Giorgio Savegnago ha vissuto questo dilemma e l'ha risolto provando ad accontentare tutti, dando una carezza al sacro e una pacca al profano e l'ha fatto per ben due volte cascando in piedi.
La storia è questa. Sposato con Claudia, Giorgio ha due figli: Elia e Emma, rispettivamente di 10 e 8 anni. Fin qui nulla di strano, anzi. Ma dov'è allora che si mischiano le carte e spunta "l'infedeltà"? Al battesimo dei figli, in chiesa.
«Li abbiamo battezzati entrambi di domenica e la domenica, si sa, ci sono le partite. Io non potevo mancare - racconta Giorgio - e così sia quando abbiamo battezzato Elia che quando è toccato a Emma sono scappato via per correre al campo. Chiaramente ho assistito a tutta la cerimonia ma poi, invece di restare con i parenti e la famiglia mi sono tolto il vestito elegante e ho indossato la maglietta e le scarpe da calcio».
E volete sapere com'è andata entrambe le volte?
«Ho segnato sia la domenica in cui si è battezzato Elia che, due anni dopo, quando a battezzarsi è stata Emma. Chiaramente dedicai i miei gol a loro». Ecco i due amori, le due famiglie, il sacro e il profano che convivono senza fare peccato. Famiglia e compagni di squadra, moglie, figli e calcio. Una storia che tuttavia non ha gelosie né da una parte né dall'altra, perché Claudia così come Elia e Emma sono stati fin da subito al fianco di Giorgio per fare il tifo per lui. «Se gioco ancora a 37 anni il merito è tutto dei miei cari, dei miei affetti, perché mai una volta mi hanno fatto pesare il tempo che dedico agli allenamenti e alle partite domenicali. A dire il vero, posso considerarmi un uomo davvero fortunato perché anche i miei genitori sono sempre stati dalla mia parte e mi hanno sempre dato l'opportunità di coltivare la mia passione».
Giorgio gioca a calcio da quando aveva 7 anni insieme agli amici perché in famiglia, all'inizio, nessuno aveva passione per questo sport.
«Mia mamma e mio papà mi hanno sempre seguito, ci tengo a ringraziarli perché anche se inizialmente non avevano passione per il calcio, mi hanno sempre accompagnato al campo e pian piano sono diventati dei veri tifosi». Con il figlio Elia, invece, è stato tutto molto più spontaneo perché entrambi condividono lo stesso amore per il calcio e per il Milan. Elia, proprio come il papà, gioca nella Fides San Pietro in Gù, va quasi tutti i venerdì a fare allenamento con la squadra di Giorgio e ormai è la mascotte della squadra. La figlia Emma invece pratica ginnastica artistica.
«Quest'anno è venuta a mancare mia madre, la mia prima tifosa. Adesso è a lei che dedico i miei gol, perché quando scendo in campo sento che è lì... insieme a me. Ci tengo molto a ringraziare tutti i miei compagni, tutti gli allenatori che ho avuto e da cui ho imparato tanto». Quest'anno, come negli anni di Bolzano, ad allenarlo è mister Giovanni Carta con cui ha anche giocato assieme.