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Le storie

Xamin, il veterano icona della rinascita bomber di... rigore

Pallone d'Oro 31 mag 2022
Davide Xamin aspetta il rinnovo per il quinto anno di fila Davide Xamin aspetta il rinnovo per il quinto anno di fila

Se la vita di ognuno di noi dovesse dipendere da un calcio di rigore, forse è meglio che dal dischetto, fosse impossibilitato Roby Baggio, si presentasse Davide Xamin. Dieci su dieci in quella stagione trionfale chiusa col balzo in Promozione, anno di grazia 2019, pietra angolare del Risorgimento Giallorosso. Col capitano di allora ad autografare l'avvio della scalata. Dunque 10 su 10, percorso netto, en plein da incorniciare. Poi, arrampicandosi nelle serie superiori sono cambiati gli specialisti designati, mutati pure parecchi interpreti del mazzo, ma Xamin c'è sempre stato. «Pensa te che quell'estate del 2018 c'era la possibilità che finissi all'Arzignano appena approdato in serie C - confida Xamin - e invece non so perché, ho scelto la strada più complicata, quella di ricominciare dalla Prima Categoria col Bassano. E tra tanti che nel frattempo sono andati altrove, io invece sono ancora qui». La rifarebbe questa scelta? «Può sembrare strano ma la rifarei lo stesso e senza esitazioni».

Tra l'altro l'ottimo centrocampista del Bfc aveva già indossato la maglia del club due anni prima, nel 2016, appena ventenne, quando da queste parti in C c'era Luca D'Angelo al timone, l'attuale nocchiero del Pisa. «E devo essere sincero - argomenta Xamin - in quel ritiro avevo fatto davvero bene, ricevendo anche i complimenti del trainer. Ero andato in prova e per diversi giorni ero convinto che mi avrebbero messo sotto contratto e invece non se ne fece nulla. Ho sempre pensato che in realtà fossero già coperti nel ruolo perché davvero mi era riuscito un precampionato coi fiocchi. Da lì sono poi passato alla Pergolettese e successivamente al Levico Terme sempre in serie D».

Eppure non ci sono rimpianti dentro il percorso agonistico della mezzala nativa di Camposampiero. «No, se mi volto indietro ritengo di aver compiuto la strada che meritavo - chiarisce - ecco, semmai, se proprio devo indicare un momento particolare, dico la prima stagione da professionista a Cittadella in C, quando siamo saliti in B e mi sono fratturato il perone. Magari lì avrebbe potuto prendere tutto una piega differente. Io per non farmi trovare impreparato ho un lavoro che mi consente di garantirmi un domani, perché so da tempo che il pallone è aleatorio e non assicura certezze».

Al momento il futuro è un'ipotesi, non sa ancora se rimarrà per il quinto anno di fila. «L'annata, incluso il post campionato, si è appena conclusa e ancora non ho ricevuto comunicazioni. Naturalmente sarei felicissimo di rimanere, questi colori li sento miei, è normale, aver vissuto tutta la parentesi della rinascita mi inorgoglisce». Intanto al lavoro c'è una specialissima claque che gli procura tagliandi a nastro del GdV per il Pallone d'Oro..